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11 settembre 2009

Fini mira a fondare il nuovo partito liberale

Gianfranco pensa al dopo Berlusconi creando una forza conservatrice

 

Non da oggi le prese di posizione di Gianfranco Fini fanno discutere; soprattutto quelle riguardanti la laicità ed i diritti civili. Non solo perché esse vanno in controtendenza al pensare maggioritario del proprio ex-partito e di quello nel quale An è confluita,ma in quanto si continua a stupirci che l'erede un tempo designato da Giorgio Almirante possa aver maturato un cambiamento tanto marcato rispetto alle radici che lo hanno politicamente motivato. Sicuramente, l'intenzione di costruire una forza conservatrice europea ancorata alla tematica dei diritti civili è un qualcosa che, mentre va a merito del presidente della Camera, evidenzia, per contrappasso, le tante pastoie codine e le opportunità tattiche nelle quali si dibatte il Pdl, compresi quei dirigenti già aennini che devono le proprie posizioni di potere solo nello stare all'obbedienza berlusconiana.

E' un dato di fatto; ci sembra,tuttavia, che Fini si ponga un obiettivo ben più ambizioso rispetto a quello solitamente attribuitogli; ossia, succedere a Silvio Berlusconi quando la sua parabola politica si sarà conclusa. Fini è troppo politicamente accorto per non sapere che,una volta arrivato Berlusconi al capolinea politico, lo scenario generale cambierà completamente. Forse, allora, si ripresenterà l'occasione per riproporre il guanto di sfida lanciato alla storia italiana da Berlusconi con Forza Italia,quella pensata da Giuliano Urbani, in un contesto caratterizzato da una crisi ben più profonda della democrazia italiana rispetto a quella di inizio anni Novanta e che non può non porre all'ordine del giorno l'archiviazione definitiva di un bipolarismo lunare quale quello realizzatosi negli anni persi della transizione italiana.

In altri termini: pensiamo che l'uscita di scena di Berlusconi crei il campo per giocare la carta di una forza conservatrice coniugante liberalismo e sensibilità sociale. Riteniamo che questa sia l'ultima legislatura del berlusconismo; se così sarà è naturale che la prossima legislatura non abbia lo stesso schema della presente per la decoazione degli attuali schieramenti. Appare però difficile prevedere che le carte del rilancio propositivo siano nelle mani del pd o di un eventuale centro-sinistra che è solo,oramai, una formula da giorno delle rimembranze. Sono solo ipotesi. Il cammino di Fini,comunque, si presenta difficile soprattutto per due motivi:poiché una politica con ambizione strategica richiede presupposti culturali che, nonostante gli sforzi encomiabili di «Fare futuro», appare ancora criptica e non chiaramente assestata; in quanto, salvo rare eccezioni, la classe dirigente di provenienza aennina non ci sembra nel suo complesso, lo diciamo con tutto il rispetto, all'altezza di obbiettivi alti e dai tempi più lunghi, immersa com'è nella dimensione esclusiva dell'esercizio del potere.

Paolo Bagnoli Italia Oggi

 


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